Nel Bangladesh la yaba è la droga più pericolosa | testo e foto di Giuliano Battiston

Si tratta di una miscela di metanfetamina e caffeina prodotta nel Myanmar. Su 165 milioni di abitanti i consumatori abituali sarebbero almeno cinque milioni. È un’escalation: 81mila pillole sequestrate nel 2010, 29,5 milioni nel 2016, 35 milioni nel 2018. Il centro di recupero di Cox Bazar.

 

“Ho cominciato a prenderla perché la usavano mio fratello e mio cugino. All’inizio non volevo, ma mi ci sono abituato in fretta. Ora eccomi qui”. Kamal Hossein ha dodici anni, parla volentieri ma abbassa lo sguardo di continuo. Vive in una palazzina a due piani alle porte di Cox Bazar, la principale destinazione turistica del Bangladesh, ma anche il crocevia dei traffici della yaba, la pillola colorata che si è conquistata milioni di assuefatti consumatori in tutta l’Asia.

“Sono stato il primo a dire che la yaba era un problema, che dietro c’era una rete criminale, che erano coinvolti parlamentari e funzionari di polizia, che era un pericolo sociale”, racconta Didarul Alam Rashed mostrando il video della denuncia televisiva. Faccia simpatica e modi garbati, occhiali dorati e sorriso aperto, Rashed è il direttore del Nongor, un centro di recupero per tossicodipendenti, la palazzina a due piani dove momentaneamente abita Kamal. “Nongor significa àncora. Chi dipende dalle droghe fluttua, non ha punti di riferimento. Vorrebbe smettere, ma non sa farlo. Non riesce a rientrare nella società, perché è senza sostegno. Noi gli offriamo un’àncora nella deriva”, racconta nel suo ufficio tappezzato di articoli di giornali, attestati, targhe di riconoscimento e un poster di madre Teresa di Calcutta. Si definisce un pioniere. Il primo ad aver riconosciuto la pericolosità della yaba. (…)

 

 

ph. Bagnini su un tratto della spiaggia di Cox Bazar.

 

Il servizio completo è pubblicato su Reportage numero 41, acquistabile in versione cartacea e in digitale.

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