Alla Groenlandia non preoccupa il mutamento climatico | Fotoreportage di Bradley Secker

Molti qui sono entusiasti per i vantaggi che lo scioglimento dei ghiacci potrebbe riservare all’economia e al territorio. C’è molta terra quassù e nessuno sa bene che cosa ci sia sotto gran parte delle zone ghiacciate. Il boom dei turisti che vogliono vedere la calotta polare per l’ultima volta.

 

A differenza di altri Paesi, la Groenlandia – territorio indipendente all’interno del regno di Danimarca – legge il cambiamento climatico come una prospettiva positiva, che comporta addirittura delle opportunità. La nazione meno densamente popolata al mondo, la più grande isola che non sia un continente, ha attualmente una capacità agricola limitata, con un totale di 14 allevamenti di pecore per un numero complessivo di 30mila capi. Ed è dunque facile immaginare come mai molti qui sono entusiasti di ciò che le alterazioni future del clima e lo scioglimento dei ghiacci potrebbero riservare. “La Groenlandia è probabilmente l’unico posto al mondo in cui la carne costa meno della lattuga o delle verdure”, sorride Rasmus Damsgaard Jakobsen, 34 anni, fondatore e direttore della Greenlandic Greenhouse, un’azienda agricola che coltiva lattuga e verdure senza sosta nella capitale Nuuk, dove vive un quarto dei 56mila abitanti dell’isola. Originario della Danimarca, Rasmus si è trasferito in Groenlandia nel 2015. A 300 metri da dove lavora, la costruzione del nuovo aeroporto della capitale, che consentirà voli internazionali diretti, prosegue 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Si tratta di uno dei tre nuovi aeroporti in via di realizzazione, il che dà un’idea della crescente enfasi del Paese sul turismo e sulle infrastrutture.
C’è molta terra quassù e nessuno sa bene che cosa ci sia sotto gran parte delle zone ghiacciate. L’ex primo ministro groenlandese Aleqa Hammond ha dichiarato che “i groenlandesi sono molto bravi a vedere le nuove opportunità. Abbiamo rifiutato di sentirci vittime del rischio del cambiamento climatico, ora abbiamo l’obbligo di trarne il meglio”. Mentre gli iceberg si rompono, le piogge arrivano più frequentemente e le stagioni agricole sono un po’ più lunghe. Sarah Woodall lavora all’Innovation South Greenland, un’azienda turistica che “cerca di facilitare l’unione tra le industrie di diverse aree”, finanziata dal distretto di Qaqortoq: “C’è una marea di turisti che visitano la Groenlandia per vedere la calotta glaciale prima che sparisca per sempre – dice – ma non credo che questa urgenza sia necessaria, la calotta è spessa tre chilometri, sopravvivrà a tutti noi. Insomma, anche se ovviamente si sta sciogliendo, non andrà da nessuna parte. Il rovescio della medaglia, purtroppo, è che più turisti arrivano, più emissioni producono”. A sud, a Narsaq, l’acqua del disgelo, mai contaminata da mano umana, scende dai ghiacciai, scorrendo accanto alle case colorate che punteggiano il paesaggio. Le cime delle montagne si ergono audaci dai fiordi, gli iceberg si spostano intorno alla baia, offrendo una fessura occasionale in quello che sembra un panorama da cartolina in continua evoluzione. Questo fino a quando una nave da crociera non attracca e scarica un’orda di turisti per la notte: i numeri annuali già si aggirano intorno ai 50mila visitatori delle navi da crociera e altri cinquemila via terra. (b.s.)

 

Ph. Un iceberg nel mare dei fiordi di Narsaq.

 

Il servizio completo è pubblicato su Reportage numero 55 (luglio-settembre 2023), acquistabile qui in formato cartaceo e in digitale.

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