Droga, corruzione e guerra tra gang nel piccolo Paraguay | Testo di Gabriella Saba, foto di Santi Carneri

La storia della criminalità del Paese sudamericano. Da qui, nel febbraio scorso, è arrivato in Europa il più grande carico di cocaina mai confiscato, pari a sedici tonnellate. Il filo rosso dell’impunità unisce la feroce e longeva dittatura del generale Stroessner e i giorni nostri.

 

Santiago Leguizamón era così sicuro della sua fine imminente che aveva anticipato di molti mesi alcuni dei suoi impegni. Giornalista d’inchiesta specializzato in narcotraffico, era costantemente minacciato e riteneva probabile che lo avrebbero ammazzato presto, cosa che avvenne – infatti – il 26 aprile del 1991, nella città di Pedro Juan Caballero, dove lavorava, durante la giornata del giornalista (per scherno dei carnefici e della sorte) e solo pochi mesi dopo quella festa anticipata. Due uomini scesi da una Volkswagen nera gli crivellarono di colpi la vecchia Datsun su cui viaggiava, disintegrando il parabrezza e colpendo a morte Santiago, che fece appena in tempo a urlare al suo compagno: “Scappa tu che puoi salvarti, io non posso più”. Da allora gli sono state erette statue e intitolata una strada, ma a quest’ipocrita infilata di riconoscimenti non è seguito un impegno della giustizia. L’omicidio è tuttora impunito nonostante i sicari, ormai morti, abbiano confessato e si sappia con ragionevole certezza chi erano i mandanti. Nel frattempo, il narcotraffico che il giornalista denunciava dalla sua radio è così cresciuto che proprio dal Paraguay è arrivato ad Amburgo nel febbraio di quest’anno il più imponente carico di cocaina mai confiscato in Europa, sedici tonnellate per un valore tra 1.500 e i 3.500 milioni di euro; mentre ammonta a undici tonnellate la droga intercettata nell’aprile scorso nel porto belga di Amberes. Entrambi i carichi erano salpati dal porto fluviale di Villeta, a quaranta chilometri dalla capitale Asunción e affacciato alle acque limacciose del rio Paraná, il fiume noto non soltanto per la bellezza dei paesaggi ma anche per i trecento porti clandestini da cui parte la droga: per il Brasile e da qui per l’Europa. (…)

 

 

Ph. Gli spazi in comune della prigione di Tacumbù, la più grande del Paraguay, ad Asunción, dove nel febbraio scorso ebbe luogo una violentissima rivolta durata ventiquattro ore: sette i morti tra i detenuti, di cui tre decapitati con un coltello.

 

Il servizio completo è pubblicato su Reportage numero 48 (ottobre-dicembre 2021), acquistabile in libreria e qui in versione cartacea e digitale.

 

 

About author