In Iran sposarsi è un dovere morale chi resta scapolo viene emarginato – fotoreportage di Abbas Hajimohammadi Saniabadi

Nell’Islam il matrimonio è considerato ammirevole. Nel corso degli ultimi 14 secoli, i musulmani si sono sposati secondo regole, standard e tradizioni dettate dalla loro religione. La società iraniana, sempre conservatrice, è dominante in modo invisibile quando si tratta di matrimonio e incoraggia i giovani scapoli a sposarsi in quanto dovere morale. Molti giovani cedono a questa pressione psicologica che gli viene imposta giorno dopo giorno; rimanere scapoli, infatti, significa persistere nell’infelicità e condurre una vita immorale. Ma una piccola minoranza di uomini iraniani si oppone alle aspettative e non si sposa. Gli scapoli in Iran devono confrontarsi con il peso psicologico della loro scelta tutti i giorni. La pressione nei loro confronti aumenta ogni giorno, vengono attaccate la loro indipendenza e la loro individualità, devono affrontare frequenti umiliazioni e una vita di frustrazioni. Gli scapoli evitano di esprimersi in pubblico, sottraendosi a situazioni che attirino attenzione e domande sulla loro vita. Fotografare questi uomini non gay, mi ha permesso di mostrare la solitudine nascosta dietro la loro facciata sociale. (…)

 

 

Il servizio completo è pubblicato su Reportage n°37, acquistabile qui in cartaceo e in versione digitale

 

ph. Jalal, 45 anni, fa parte della minoranza iraniana che, contro ogni pressione e precetto religioso, non ha voluto sposarsi. Vive solo nel suo appartamento.

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