La cosa importante è che l’immagine susciti un’emozione

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Maria Camilla Brunetti intervista Massimo Sestini

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Massimo Sestini ha una lunga esperienza come fotografo documentario. Specializzato in reportage sociali e nella cronaca ha sviluppato tecniche che gli hanno permesso di ritrarre gli avvenimenti più tragici e complessi da prospettive mai utilizzate. Nel 2015 una sua fotografia aerea zenitale che ritrae un barcone di migranti al largo delle coste libiche vince il secondo premio nella categoria “general news” al World press photo. Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo lavoro e di come sia cambiato nel tempo.

Hai documentato il terremoto della notte tra il 23 e il 24 agosto 2016, che ha devastato molti comuni del centro Italia tra i quali Amatrice. Puoi raccontarci cosa significa documentare un evento di questa portata?

Significa cercare di raccontare in maniera determinante la realtà e fare in modo che le immagini rimangano impresse bene negli occhi di chi le guarda. Perché la documentazione visiva è più importante di quella scritta. Tu guardi un’immagine e ti può destare un’emozione, un articolo lo devi leggere fino in fondo o un servizio al telegiornale lo devi ascoltare ed è comunque più volatile. L’immagine che è stampata su un foglio di carta è lì, la puoi ritrovare, la puoi rivedere.

 

Potete leggere l’intervista integrale su Reportage n. 28 in libreria e acquistabile in cartaceo e in ebook sul nostro sito.

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