Alle elezioni americane non era possibile vincesse ancora Trump | Intervista a Furio Colombo

di Giampiero Calapà

Furio Colombo, che ha compiuto 90 anni il primo gennaio, non ha mai sbagliato una previsione sull’esito delle presidenziali Usa. Qui racconta tutta la sua carriera di giornalista e intellettuale, dai tempi della Olivetti alla direzione dell’Unità. L’amicizia coi Kennedy, Martin Luther King, i Beatles, Joan Baez…

 

Possiamo dire che Furio Colombo, nato il primo gennaio di novant’anni fa in Valle d’Aosta e cresciuto a Torino, è un pezzo di storia d’Italia, da noi come negli Stati Uniti. Intellettuale, dirigente d’azienda, saggista, giornalista (fu direttore de l’Unità – indimenticabile giornale d’opposizione al berlusconismo imperante – tra il 2001 e il 2005), ma anche parlamentare, Colombo è un personaggio eretico, irrequieto, lucido.

Perché decide di intraprendere la carriera giornalistica? Aveva altri sogni il giovane Furio?

Il mio sogno è sempre stato di muovermi nel mondo. Pativo moltissimo il fascismo. Ne sentivo parlare in casa e noi ragazzini eravamo bravi a non esporci fuori pur avversando il regime; per me il fatto più importante era che il fascismo adorava i confini e in tutte le canzoni del regime esortava noi giovani a correre alla frontiera per bloccare il nemico: io invece adoravo l’idea del confine aperto. A Torino mi costruivo la lunga camminata da casa a scuola, senza prendere il tram, perché mi dava la possibilità di chiacchierare con me stesso e l’idea era come se andassi all’estero, l’inizio di un viaggio. Ed è il viaggio che mi ha messo sulla strada del giornalismo, non viceversa. Certo ha contato anche molto il fatto che mio padre Giuseppe aprisse la Stampa sul tavolone del soggiorno perché partecipassi alla lettura. Gli indicavo le cose che m’inte- ressavano. Ero appassionato dell’Oriente e delle cronache della guerra sino-giapponese. Poi un giorno, il bambino del piano di sopra mi disse dal balcone che Hitler aveva invaso la Polonia. Ricordo un bombardamento poco dopo la dichiarazione di guerra italiana: eravamo dentro l’incubo. Ma la sensazione del dover andare altrove in me non si è spenta e ha motivato in seguito tutto le scelte professionali in cui il giornalismo è entrato da solo, non sono stato io a cercarlo. (…)

 

ph. Furio Colombo con Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti.

 

L’intervista completa è pubblicata su Reportage numero 45, acquistabile in libreria e qui in versione cartacea e in digitale.

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