La Tunisia al voto. Intervista alla blogger Lina Ben Mhenni

 

di Francesca Mannocchi

Sono passati quasi quattro anni da quando Mohamed Bouazizi, un ambulante vessato dalla polizia, si è dato fuoco a Sidi Bouzid in Tunisia scatenando la rivolta che avrebbe portato di lì a poco all’esilio di Zine El-Abdine Ben Ali e alla fine del suo regime durato 23 anni.
Oggi la Rivoluzione dei Gelsomini guarda a due appuntamenti importanti, non solo per la Tunisia ma per tutta l’area: le elezioni legislative del 26 ottobre e le presidenziali del 23 novembre.
Il 23 ottobre 2011, nove mesi dopo la rivoluzione, il paese chiamato a eleggere l’assemblea costituente, premia Ennahda, il partito di ispirazione islamica (affiliato ai Fratelli Musulmani) che Ben Alì aveva messo al bando.
Ennahda tenta di aprire a un governo di unità nazionale con i partiti laici Congresso per la Repubblica ed Ettakol.
Le violenze e gli attentati dei mesi successivi (l’attacco all’ambasciata statunitense del Settembre 2012 e gli omicidi politici  degli esponenti dell’opposizione Chokri Belaid prima e Mohamed Brahmi poi, uccidi da fondamentalisti islamici) hanno fatto insorgere i tunisini contro il governo, costretto alle dimissioni e alla formazione di un nuovo governo di unità nazionale.
Questa, in estrema sintesi, la storia.
L’anno della nuova Costituzione, considerata la più avanzata di tutta l’area, che prevede la complementarietà di diritti tra donne e uomini, per dirne una.
Ma oggi la Tunisia arriva al voto con lo spettro dell’Isis oltreconfine e i nostalgici di Ben Alì dentro i confini.
Se da una parte infatti si contano fino a quattromila tunisini partiti per arruolarsi con l’Isis, stanno tornando alla spicciolata ex esponenti del regime, cacciati nel 2011, rimasti in disparte per anni e come troppo spesso si verifica (e si è verificato con le primavere arabe, basti pensare all’Egitto dello scorso anno) tornati con nuove casacche e l’intenzione riprendersi il potere sottratto.
Gli azlem, il cerchio magico di Ben Alì: c’è Beji Caid Essbsi, ex premier dopo le rivolte del 2011, l’ex ministro degli esteri Kamel Morjane ma anche l’ex ministro della sanità Mondher Zenaidi, oggi pronti a cavalcare la paura del fondamentalismo dalla vicina Libia e dall’Algeria e dare risposte a quei tanti, troppi giovani, soprattutto delle zone interne, che non hanno visto migliorare le proprie condizioni dopo le rivolte di tre anni fa.
Troppo semplice dire che si sceglie tra laici Nida Tunis ed islamici di Ennahda, perché i numeri dicono una realtà ben più compelssa, 1230 liste elettorali per le Parlamentari e 27 candidati per le Presidenziali.
E la realtà è diversa perché il paese, che sembra più avviato verso la libertà economica che verso quella politica, vive come altri paesi dell’area, il disincanto verso una rivoluzione mai del tutto compiuta, talmente non compiuta che è proprio dalla Tunisia che arriva la comunità più folta verso le fila della jihad.

Lina Ben Mhenni ha 32 anni, è assistente all’università di Tunisi e dal 3 agosto dello scorso anno vive sotto protezione dopo le minacce di morte ricevute da estremisti islamici.
Durante la rivoluzione dei gelsomini è stata una delle poche blogger a non proteggere il proprio nome con uno pseudonimo, è stata lei sola, nel 2011, a dare notizie dalle città di Kasserine e Regueb e mostrare immagini dei soldati di Ben Ali che massacravano chi manifestava.
Ora Lina, a pochi giorni dal voto, mostra tutta la sua preoccupazione per la disoccupazione e la corruzione dilaganti del paese e soprattutto parla delle sue perplessità sul partito islamista di Ennahda.

Per cominciare Lina, puoi raccontarmi come è cambiata la Tunisia dal tuo punto di vista dopo la rivoluzione?

Innanzitutto vorrei dirti che sono sempre stata contraria alla definizione primavere arabe, ogni paese ha le proprie caratteristiche, le proprie specificità. Qui, sfortunatamente, non ci sono stati reali e profondi cambiamenti dopo l’uscita di scena di Ben Ali.
All’inizio eravamo tutti entusiasti, respiravamo l’ebbrezza di un’apparente ritrovata libertà soprattutto perché eravamo riusciti, con le nostre forze, a spezzare la paura che ci incatenava. Ma mese dopo mese ci siamo resi conto che quella che avevamo chiamato libertà era solo un’illusione.
Assisto a passi indietro su ogni versante: politicamente, economicamente, e soprattutto nei diritti umani. Il governo seguito a Ben Ali non ha perseguito gli ideali della rivoluzione, ha solo contribuito a dividere ulteriormente il paese in nome della religione e dell’ideologia.

Per alcuni versi la Tunisia è descritta in Europa come il baluardo del cambiamento. Per la costituzione approvata a Gennaio e per la situazione delle donne che sembra essere migliore rispetto agli altri paesi dell’area. Tu Lina, mi descrivi un’altra storia, aiutami a capire.

Io vivo qui e vedo quello che accade. quello che penso è che l’Europa non descriva la realtà ma l’immaginario che vorrebbe ritrovare in questa realtà. Quello che all’Europa farebbe comodo.

Beh, quella Tunisia che descrivono i vostri media non esiste, o almeno, io non la vedo. Gli slogan e le aspirazioni dell’Occidente restano solo titoli di giornale. Io mi sveglio qui ogni mattino, solo ieri abbiamo perso un ragazzo e un poliziotto uccisi dai fondamentalisti.

Se l’Europa, nonostante tutte le avvisaglie, vuole credere alla doppiezza di Ennahda, faccia pure, ne riparleremo tra qualche mese. Io ho paura dell’islamizzazione del mio paese, ne ho paura, capisci? Ennahda non è un partito moderato. Ennahda finge di esserlo. dal 25 luglio dello scorso anno, il giorno dell’assassinio di Mohamed Brahmi (uno dei due leader dell’opposizione, ndr) sono iniziate numerose proteste contro Ennahda. Quando eravamo in piazza, nel 2010 e nel 2011 lo facevamo al grido di Giustizia e Libertà e soprattutto Lavoro per la nostra gente. Volevamo combattere la corruzione, il nepotismo, la mancanza di giustizia sociale. E il governo non ha fatto nulla di tutto questo. Ora ci ritroviamo ad assistere a grandi discussioni sulla religione e l’identità del paese, nelle strade di parla di jihad e sharia. Non accadeva prima. Ennahda parla due lingue. Una è quella moderata che fa ascoltare all’Occidente e una è violenta, ed è la lingua che serve a convincere i suoi sostenitori.

A Gennaio è stata approvata la nuova Costituzione, viene considerata da alcuni un modello rispetto a quelle dei paesi vicini, perché non sei d’accordo Lina?

Perché si lascia passare il messaggio che ci sia parità tra uomini e donne. E invece l’art. 28 della Costituzione parla di ‘complementarietà’. E’ molto diverso. E soprattutto interpretabile a uso e consumo di chi ha introdotto nei discorsi pubblici del mio paese ‘campagne di moralità’ nei confronti delle donne. si discute del nostro abbigliamento, della nostra libertà di movimento, fino ad arrivare agli eccessi del matrimonio di minori, e l’istituzione di scuole separate per maschi e femmine.

Viene rimproverato ad Ennahda di non aver fatto abbastanza per contrastare il proliferare di movimenti fondamentalisti. Perché?

Abbiamo visto crescere movimenti violenti che inneggiano alla jihad, li abbiamo visti con i nostri occhi e Ennahda non ha fatto nulla di efficace per contrastarli. Con la conseguenza che il terrore seminato da queste bande ha ulteriormente danneggiato il turismo e tutta la nostra economia.

Dalla Tunisia arrivano notizie preoccupanti sul numero dei giovani che si starebbero arruolando con l’Isis, si parla di più di quattromila giovani.

Lo so e lo vedo con i miei occhi. Sono manipolati. e io sono preoccupata.
La disoccupazione e la disperazione della povertà sono le ragioni principali che stanno avvicinando questi giovani ai movimenti fondamentalisti.

E’ più facile manipolare un giovane povero e senza speranza,  indottrinarlo e fargli credere che la jihad possa diventare la sua ragione di vita. Gli offrono soldi, e l’illusoria promessa di una vita migliore in paradiso.
La Tunisia vive sotto minaccia costante del terrorismo e io sono convinta che Ennahda in parte abbia contribuito al proliferare di questo movimento nel nostro paese. E se domenica vinceranno di nuovo le elezioni la situazione potrà solo peggiorare.

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