“Storie di copertina” – Intervista a Fabio Bucciarelli, vincitore del 2nd prize World Press Photo Award – di Mauro Guglielminotti

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« Storie di copertine »

Mauro Guglielminotti chiacchiera con Fabio Bucciarelli

Fabio Bucciarelli è uno dei fotografi italiani recentemente più premiati in importanti premi internazionali, dal Sony Awards al WPP, e proprio il servizio da Aleppo, di cui fanno parte le fotografie pubblicate nell’attuale numero di reportage, ha vinto il secondo premio nella categoria « Storie » del recente WotldPressPhoto Award.

In questa breve intervista abbiamo chiesto a Fabio di parlarci proprio di queste sue immagini.

Fabio, in seguito alle premiazioni del recente WPP ci sono state molte polemiche relative alla post produzione dell’immagine vincitrice di Paul Hansen C’è chi parla di eccessivo uso di photoshop, di stravolgimento della realtà e di scorretta pratica del fotogiornalismo, chi invece accetta e approva questi interventi , qual è il tuo pensiero ?

Quello che penso relativamente alla foto che ha vinto il world press è che la gente dovrebbe concentrarsi più su quello che la foto rappresenta. Esiste una giuria di esperti, chiedono e analizzano il raw digitale per verificare se sia stato manomesso o se la fotografia corrisponde con quello che la giuria reputa essere consono. Questa polemica è vana, fine a se stessa.

Ma osservando la fotografa premiata nel WPP e la versione uscita in stampa nel primo articolo, sembrano due foto diverse, una più caravaggesca e una »normale », due situazioni di luce e di espressione diverse.

Quando hai un rullino puoi fare quello che vuoi, sovraesporre, sottoesporre, far risaltare più certi aspetti che altri. La fotografia in questione esprime un funerale in Gaza, la gente dovrebbe pensare a quello. Quando la foto farà il giro del mondo la gente penserà guardandola quello che esprime la foto e quello che vuol dire, che poi sia stata fatta una postproduzione piuttosto che un’altra,  ti ripeto, lo trovo un discorso abbastanza sterile. Questa è la mia idea al riguardo.

Parlaci ora dell’immagine della tua copertina.

E’ nata in una frontline di un quartiere di Aleppo che si chiama Suleyman al-Halabi,  dove c’erano i guerriglieri. In Siria è in atto una guerriglian, non è una vera guerra con due eserciti ugualmente preparati, con lo stesso o simile numero di  armi e potenza di armamenti, qui ci sono guerriglieri poveri di armi e rifornimenti che lottano con i kalashnikov contro i tank e l’aviazione governativi, si sta facendo una battaglia strada per strada, casa per casa, e la fotografia  è stata scattata appunto dentro una di queste case conquistate, a pochi metri, poche centinaia di metri dalla frontline dove questi salivano sul tetto, come questo guerrigliero in una scala che portava al tetto, all’attico, dove col suo kalashnikov ha iniziato a sparare verso le posizioni nemiche, o presunte tali.

Questa foto fa parte di un progetto più completo sulla battaglia di Aleppo…

Si, il progetto è andato bene, sono stato gratificato avendo vinto il World press, il Sony, e arrivato in finale al Photoevidence, quindi è un bel riconoscimento. Sono stato più di un mese a Aleppo cercando di coprire la guerra e quello che c’è dietro la guerra tutte le variabili, concentrandomi sulla popolazone civile, sui feriti, sul dolore, ci sono  fotografie della frontline, dell’ospedale, di profughi che scappano, di tende … cerco di spiegare i diversi lati della guerra, soprattutto una guerra come quella siriana  che come ho già detto  è più che una guerra un gioco al massacro, molto cruda molto violenta….  Quando UN dice che oltre 65000 persone sono morte  durante il conflitto la maggioranza sono civili, quindi alla fine è una guerra contro il popolo siriano.

Pensi di tornare o hai completato secondo te il lavoro in Siria ?

Vorrei tornare non so esattamente quando ma vorrei tornare.

Indipendentemente da eventuali commesse ?

Si certo, dipende dagli sviluppi della guerra mi piacerebbe arrivare a Damasco, vediamo come sarà il trend.

Ci racconti come era nato il lavoro sulla Siria? era a priori un commissionato ?

Sono andato da freelance sapendo di poter pubblicare su La Stampa, Il Fatto quotidiano e Pubblico, e dal momento che ero li’ mi sono aperte diverse porte, ho lavorato per AFP, infatti parte delle foto premiate sono AFP, poi le fotografie sono uscite anche in altre parti…

In questo momento cosa stai seguendo o cosa seguirai a breve ?

Su questo parliamo di quello che è stato fatto, quello che sarà lo vedremo quando sarà fatto, adesso sono tornato dal mali e ho coperto un po’ le elezioni in Italia, in Mali per La Stampa , Afp, adesso mi riposo una settimana e poi si vedrà.

Fabio, come vuoi concludere questa breve chiacchierata ?

Vorrei ricordare che in Siria esattamente un anno fa sono morti Mary Colvin e Remi Ochlik e ancora molti fotogiornalisti sono scomparsi, sono stati sequestrati, c’è un amico in particolare, James Foley, che è stato sequestrato da novantadue giorni a oggi e non si sa ancora dove sia.

 

 

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2 comments

  1. Monica Aldi 23 febbraio, 2013 at 12:45 Rispondi

    d’accordo sulla sterilità sul discorso postproduzione (e in camera oscura non si facevano cose analoghe?) e complimenti per il lavoro.
    Interessante anche sapere come avvengono le scelte per la copertina della rivista. ce ne parlate una volta o l’altra?

  2. mauro guglielminotti 26 febbraio, 2013 at 22:34 Rispondi

    solo in parte d’accordo sulla sterilità della discussione, arrivano tantissime foto tutte uguali, tutte un po’ desaturate allo stesso modo, più che questione di photoshop trovo che sia questione di manierismo. Sembra che ci sia la convinzione che per farsi vedere e pubblicare si debba fotografare allo stesso modo, rendendo le storie spesso molto simili. Ad esempio non sono sicurissimo che la luce di Gaza sia quella della foto premiata e non quella della prima foto pubblicata, per lo meno me la ricordavo diversa…

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