Numero 42

10.00

Descrizione

Comunicato stampa n. 42

Il Reportage n.42 (aprile-giugno 2020) non poteva non contenere un editoriale dedicato al Coronavirus, che sta costringendo gli italiani (e tutto il mondo, naturalmente) in uno stato d’ansia, di sofferenza, di disagio quotidiano: “Una prova dura per tutti”. E’ questo il titolo. Dopodiché, il nuovo numero della nostra rivista, che avrà ovviamente dei ritardi distributivi per la chiusura delle librerie (ma non per gli abbonati), apre con un pezzo in presa diretta, un diario, da Tripoli, dove la guerra adesso non è sotto i riflettori, ma continua. Il reportage è dell’inviato Rai, Amedeo Ricucci; le foto sono di Simone Bianchi. Si vola poi a Londra, dove Adriano Marzi e la fotografa Alessia Gammarota, descrivono una metropoli ridisegnata, dal punto di vista urbanistico, a misura dei miliardari, dopo che – viceversa – l’edilizia popolare è stata abbandonata da anni.

   Cracovia è la meta di Massimo Vita, per l’esattezza il comprensorio dell’ex acciaieria di Nowa Huta, che nei progetti di Stalin, doveva essere la città ideale socialista, con ampi viali, un’architettura monumentale, la fabbrica e un bunker, ma che divenne presto uno dei principali luoghi del dissenso contro il totalitarismo (soprattutto dopo l’invasione dell’Ungheria) e negli anni Ottanta passò completamente con Solidarnosc e cambiò i nomi delle vie. Si viaggia poi nella vicina Moldavia per una clamorosa sorpresa: le foto in bianco e nero ritrovate, cinquant’anni dopo, in una casa di un paesino abbandonato, Morietici, da parte di uno studente e fotografo moldavo. L’autore si chiamava Zaharia Cusnir ed era specializzato nel fotografare le famiglie del paese in questione negli abiti della festa e da lavoro, sotto il regime sovietico. La storia ci viene raccontata da Michela A.G. Iaccarino, che ha incontrato lo studente.

Il portfolio centrale è del celebre fotografo iraniano, Manoocher Deghati, che oggi vive in Puglia. Si tratta di un suo vecchio e bellissimo lavoro che ritrae alcuni momenti della guerra Iran-Iraq del 1980 con otto milioni di morti, poco dopo la rivoluzione islamica e l’avvento di Khomeini. Jacopo La Forgia racconta invece un’altra tragedia, quella che colpì l’Indonesia, nel 1965, quando il regime del dittatore Suharto uccise oltre un milione di oppositori “comunisti”, falsificando i fatti. Soltanto oggi la verità si fa strada tra il popolo indonesiano.   Passiamo poi in America latina, per la precisione in Venezuela, dove si sta verificando un grosso fenomeno di migrazione: i venezuelani fuggono dal Paese, colpito della crisi economica e sanitaria, per rifugiarsi in Colombia. L’autore del pezzo e delle fotografie è Nicolò Filippo Rosso, che con queste foto ha vinto un World press photo 2020 e che da tempo segue, letteralmente, i migranti.

   La fotografa Maria Novella De Luca ci riporta in Italia e ci svela tutte le verità del campo di detenzione di Alatri, costruito dal fascismo, un campo prigionieri che molti non conoscono o hanno dimenticato. Un tema altrettanto delicato è quello che, nelle pagine successive, viene affrontato da Andrea Di Biagio: il suicidio. Di Biagio ha parlato con alcuni “survivors”, il termine inglese che indica i parenti e gli amici di chi si è suicidato e che hanno grosse difficoltà nell’elaborazione del lutto (il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 29 anni) . Ad aiutarli, tuttavia, c’è un Servizio per la prevenzione del suicidio (Sps) che opera dal 2008 all’interno dell’Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Il secondo portfolio è di James Whitlov Delano, che è entrato nella zona rossa della centrale di Fukushima a nove anni dalla tragedia.

Non mancano, ovviamente, le rubriche delle recensioni librarie, la lettera aperta di Valerio Magrelli, il racconto (di Simone Ghelli), la foto vintage, dedicata a Italia-Germania 4-3. Il dialogo “Un autore un libro” di Maria Camilla Brunetti è con Giancarlo Liviano D’Arcangelo, che ha pubblicato il suo grosso romanzo L.o.v.e per i tipi del Saggiatore. Nella lunga intervista che apre il numero Claudia Cavaliere fa parlare Michael Christopher Brown, il primo fotografo professionista che utilizza il telefonino a entrare in Magnum.

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