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Numero 29

10.00

La grande novità del n.29 di Reportage è la grafica completamente rinnovata. Sobria, leggibile, aerea, “per una visione più nitida della realtà”, come recita lo slogan della campagna abbonamenti 2017. Dal punto di vista grafico, insomma, il Reportage assume d’ora in avanti una veste giovane, che siamo certi troverà il pieno gradimento dei lettori abituali e dei nuovi, nonché dei reporter e dei fotoreporter.

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La grande novità del n.29 di Reportage è la grafica completamente rinnovata. Sobria, leggibile, aerea, “per una visione più nitida della realtà”, come recita lo slogan della campagna abbonamenti 2017. Dal punto di vista grafico, insomma, il Reportage assume d’ora in avanti una veste giovane, che siamo certi troverà il pieno gradimento dei lettori abituali e dei nuovi, nonché dei reporter e dei fotoreporter. Ma veniamo ai contenuti del numero di gennaio-marzo 2017, il nostro ottavo anno. La rivista apre con la storia di copertina, un reportage dell’antropologo Riccardo Bononi, che ha vissuto in un villaggio del Madagascar abitato esclusivamente da esorcisti e da “posseduti” tenuti in catene nei cortili delle case. Segue il punto di Alessandro Falco sulla situazione in Venezuela, dove il sogno della rivoluzione permanente è sprofondato nella miseria e nella violenza. Camillo Pasquarelli si è occupato, invece, della ripresa della rivolta della popolazione del Kashmir per l’indipendenza della regione dall’India.

   Il portfolio centrale è di Jacques de Lannoy, pseudonimo di un importante fotografo americano, il quale ha frequentato a lungo le coste del Tamil Nadu, imprigionate dal cemento, dall’inquinamento e a rischio tsunami. Francesca Mannocchi descrive la situazione in Libia anche attraverso le interviste ai giovani combattenti di Sirte e Misurata, cinque anni dopo la caduta di Gheddafi (le foto sono di Alessio Romenzi). Ci trasferiamo poi nelle Filippine con Michela Cannovale, la quale spiega le tragiche conseguenze del pugno di ferro del dittatore Duterte contro il traffico di droga.

   Da Berlino Pietro Romeo parla della triste scomparsa delle vecchie birrerie operaie, soppiantate da locali per giovani e turisti. Una ricognizione nelle abbazie ortodosse del Monte Athos, severamente vietate alle donne, è il focus del reportage di Lorenzo Pompeo. Lo scrittore Maurizio Torchio, invece, è entrato nel carcere di Bollate per un’inchiesta sui detenuti over 65anni. Alberto Prunetti svela la faccia nascosta del regista di b-movie Umberto Lenzi, grande appassionato di Guerra civile di Spagna: Prunetti si è recato alla Biblioteca civica di Follonica alla quale Lenzi ha recentemente donato il suo ricchissimo fondo composto di libri e riviste e altri cimeli (le foto sono di Valentina Piccinni). Il portfolio conclusivo è di Jasper Bastien, che con questo suo lavoro sul confine tra Lituania e Bielorussia si è classificato al secondo posto del nostro Premio di fotoreportage 2016 intitolato “Borders”.

   Mimmo Càndito, storica firma della Stampa, interviene infine nel dibattito su social network e fake news con un pezzo che lamenta la scomparsa degli inviati di guerra. L’intervista è di Gilda Policastro, che ha sentito il critico Walter Pedullà, prendendo spunto dall’uscita del Meridiano da lui curato e dedicato all’opera di Luigi Malerba. Il racconto, questa volta, è della giovane scrittrice Ilaria Gaspari, autrice del romanzo “Etica dell’acquario” per Voland. Completano il numero la consueta rubrica di Valerio Magrelli e l’editoriale di Riccardo De Gennaro sull’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

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