Vi racconto com’era il Mondo di Pannunzio dove diventai fotografo

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Comunicato stampa n.30

Il Reportage compie 30 numeri. Sono tanti o pochi? Sono tanti e ancora pochi, ma tracciano un percorso che dura da oltre sette anni e che ha toccato moltissimi paesi del mondo, attraversando guerre, carestie, casi mortali di inquinamento, migrazioni, terremoti e tante altre storie, individuali e collettive. È con legittimo orgoglio, dunque, che lo apriamo con l’intervista a Paolo Di Paolo, un grande fotografo che di storie ne ha incrociate tante e le ha raccontate, grazie alla sua Leica, sul “mitico” Mondo di Pannunzio. Quando il Mondo chiuse, lui smise di fotografare, perché non vedeva altre riviste all’altezza. A noi ha regalato i suoi ricordi e sei bellissimi scatti, celeberrimi (Pasolini sul Monte dei cocci con un ragazzo) e inediti (Oriana Fallaci al Lido di Venezia). L’autore dell’intervista è Franco Maria Orsolini.

I due successivi reportage parlano rispettivamente del reinserimento dei guerriglieri delle Farc nella società civile colombiana (Virginia Negro, foto di Fabio Cuttica) e della Carovana delle Madres del Centro America che cercano i figli scomparsi in Messico (Orsetta Bellani). Ci spostiamo poi giù in Argentina, per l’esattezza nel sud del Sud del mondo, a Ushuaia (Terra del Fuoco), grazie a un fotoreportage di Emanuele Camerini e Nola Minolfi.

Il primo dei due portfolio del numero 30 è firmato da Michal Siarek, un giovane fotografo polacco che ha seguito per mesi il processo di recupero dei fasti dell’impero di Alessandro Magno a Skopje (Macedonia). Graziano Graziani è stato invece nel Laos e ci racconta le trasformazioni e le mille contraddizioni di questo piccolo Paese. Di qui, con la giornalista Jamila Mascat, passiamo a Teheran, per l’esattezza a Lalehzar, il quartiere che è stato un po’ la mecca del cinema e del teatro iraniano.

Il terremoto dell’ottobre scorso nelle Marche è il tema del servizio di Marco Benedettelli e del fotografo Ennio Brilli, che hanno girato i paesini distrutti dal sisma e sono entrati nelle zone rosse con la Squadra ricerca dispersi sotto le macerie dei Vigili del Fuoco. Erika Cei racconta invece il caso della Ferriera di Servola, una sorta di “caso Ilva” a Trieste, dove i dati medici a causa dell’inquinamento sono più preoccupanti di quelli di Taranto. Segue un servizio di Francesco Ruggiero e la fotografa Serena Vallana, i quali sono entrati nel Centro Nexa, legato al Politecnico di Torino: qui i ricercatori studiano le nuove tecnologie informatiche e i possibili attacchi alla nostra privacy anche attraverso gli oggetti. Il secondo portfolio, anziché al futuro, ci porta nel passato, ovvero alla tradizione della transumanza: il fotografo Luciano Baccaro ha seguito la famiglia Colantuono che, ogni anno, nel mese di maggio, conduce per quasi 200 chilometri, dalla Puglia al Molise, oltre 300 capi di bestiame.

Il numero si chiude, come di consueto, con le recensioni dei libri, la rubrica “lettera aperta” di Valerio Magrelli, il racconto (qui dello scrittore torinese Ade Zeno) e la foto vintage (la morte di Gilles Villeneuve nel 1982, trentacinque anni fa). Ma questa volta con una novità: la rubrica dal titolo “Un autore un libro”. La prima intervista, firmata da Maria Camilla Brunetti, è a Giorgio Vasta, che parla del suo “Absolutely nothing”. L’opinione, questa volta, è di Gilda Policastro, che parla del ritorno del concetto di “comunismo/comunismi”. L’editoriale di Riccardo De Gennaro è una riflessione su un ipotetico Libro nero del Cattolicesimo.

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