La donna dal cappello di piume – di Isabella Mattazzi

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Di profilo è una rubrica mensile nata per il sito di Reportage. I testi sono di Isabella Mattazzi. La scelta delle immagini è a cura di Maria Camilla Brunetti.

 

Nancy-Cunard-pic-by-Curtis-Moffat-copyright-Victoria-Albert-MuseumTutto di questa fotografia sembra suggerire un’unica parola: Surrealismo.

Gli anni sono quelli, la gelatina d’argento su cui riposa l’immagine porta come data il 1925. Gli indizi sono evidenti. La sfera di cristallo, a indicare il dono di preveggenza di colei che la sta guardando, la sua capacità di leggere il mondo attraverso le vie tortuose del simbolo. Il cappello di piume, nido onirico appoggiato sul capo come una corona sciamanica. Gli anelli da zingara, il bracciale d’osso, grande, spropositato perché il Dada e il Surrealismo sono l’Eccesso, sono l’Esotico, l’Abnorme, lo Straordinario.

La donna della foto potrebbe essere Nadja, la veggente, che incontrerà Breton per strada, inchiodandolo a lei con il racconto della sua storia. Potrebbe essere Kiki de Montparnasse fotografata da Man Ray. Potrebbe essere una qualsiasi modella intenta a giocare, il sabato pomeriggio, a cadavre exquis nello studio di Picabia. Ma lei non è francese. Si chiama Nancy Cunard. Non è una cantante, non è una ballerina, non ha passato l’infanzia per le strade di Menilmontant. È inglese, aristocratica, ricchissima. Nata in un castello del Leicestershire, cresciuta tra battute di caccia alla volpe e pranzi di gala, a diciott’anni, per il suo debutto in società, ha come cavaliere il principe di Galles, futuro re d’Inghilterra. Volendo, la sua posizione e la sua bellezza potrebbero regalarle il trono, ma lei quella sera trova il principe Edoardo terribilmente noioso e sceglie per sé un altro destino. Eccessiva, insofferente a ogni convenzione, Nancy Cunard è più surrealista dei surrealisti stessi. I suoi bracciali spesso sono dieci, venti, cinquanta, a ricoprirle interamente le braccia, trasformandola in divinità africana, statua, feticcio. Porta i capelli biondi tagliati cortissimi, si veste da uomo e negli anni Venti arriva a Parigi diventando immediatamente il centro di attrazione delle serate al Bal nègre, al Dingo, al Cyrano, al Boeuf sur le toit.

Ma Nancy Cunard non è soltanto una musa tra le tante delle avanguardie artistiche tra gli anni Venti e Trenta. Nonostante i suoi innumerevoli amanti, il suo non è un ruolo passivo di puro e semplice oggetto estetico. Lo si intuisce dalla foto. La donna dal nido di piume non è solo un’immagine, sottomessa allo sguardo dello spettatore lei stessa vede.

Nancy Cunard scrive, poesie, ma soprattutto è un editore. La casa editrice da lei fondata, The Hours Press, pubblica Robert Graves, Richard Aldington, Ezra Pound, Louis Aragon, lancia Samuel Beckett e ha come illustratori Yves Tanguy, Man Ray e Marcel Duchamp. Ma non solo. Nel 1928 farà uscireNegro un’antologia di più di 800 pagine, con 400 illustrazioni, 150 contributi, vera e propria enciclopedia sociale e politica della negritudine nel mondo. Con Negro, Nancy Cunard farà definitivamente i conti con la sua storia, chiudendo per sempre ogni rapporto con la famiglia, con la madre e con l’Inghilterra tutta.

Per Nancy Cunard l’eccesso sarà sempre la cifra sotto cui iscrivere la sua vita. Che siano le battaglie razziali, la causa spagnola, l’antifascismo, l’impegno politico diventa per lei un’ossessione. Durante la Seconda guerra mondiale lavora come traduttrice per la Resistenza francese iniziando ad accusare turbe psichiche e deliri ossessivi. Ripetute cadute, gesti autodistruttivi, ricoveri in case psichiatriche l’accompagneranno, finita la guerra, in un mondo che non riconosce più come suo. Il 15 marzo 1965 la polizia di Parigi la trova svenuta per strada, vestita di stracci. Da regina dalla corona di piume è diventata un uccellino di 27 chili. In ospedale chiede una bottiglia di whisky, una penna e un foglio di carta su cui scrivere. Muore due giorni dopo.

 

 

Nancy Cunard by Curtis Moffat, 1925 circa – copyright Victoria & Albert Museum

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