La ragazza della foto – di Isabella Mattazzi

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Di profilo è una rubrica mensile nata per il sito di Reportage. I testi sono di Isabella Mattazzi. La scelta delle immagini è a cura di Maria Camilla Brunetti.

 

È una giornata di sole. Lo si intuisce dalla luce morbida che filtra dalla tenda, a destra. Nessun bisogno di accendere la lampada bianca. La ragazza della foto ci vede benissimo. Così come è altrettanto evidente che non ha nessun bisogno di aiuto per dominare il disordine che ricopre la sua scrivania. È perfettamente a suo agio in mezzo ai ritagli di giornale, ai dossier impilati, alle foto. Ce lo dicono la comodità dei suoi gomiti appoggiati, la sigaretta tra le labbra, i capelli corti, l’abito di taglio maschile, l’aria sicura di sé e nello stesso tempo il suo sorriso gentile, senza alcuna rigidità. Sulla scrivania nessun oggetto che non sia strettamente funzionale; oltre alle carte solo una foto (e forse neppure quella, un orologio) e un posacenere per non sporcare i fogli.

Alle mani, alle orecchie, ai polsi, non un gioiello che ci possa ingannare facendoci prendere questa ragazza di trent’anni per una segretaria, una dattilografa di una qualunque azienda francese degli anni Cinquanta. Françoise Giroud è tutto fuorché una gentile signorina dell’ufficio contabilità. È una giornalista, una donna di cultura, e tutto nella foto tende a dimostrare quanto il suo posto all’interno di un mondo, all’epoca, prevalentemente maschile – fatto da uomini e per gli uomini – se lo stia guadagnando con una determinazione fuori del comune.

5) françoise giroudÈ il 1953, lei ha conosciuto Jean-Jacques Servan-Schreiber – il grande amore della sua vita – e ha appena fondato insieme a lui “L’Express”, il primo settimanale francese di attualità e politica, nato durante la guerra di Indocina e nel giro di pochissimi mesi diventato il principale punto di riferimento per tutta la sinistra francese non comunista. Sta di fatto che la stessa aria sicura, maschile, da caporedattore, la ritroveremo attraverso gli anni. Anche negli scatti più ufficiali della sua vita politica – sottosegretario della Condizione femminile nel 1974 durante la presidenza Giscard d’Estaing, e poi ministro della Cultura nel 1976 per il gabinetto di Raymond Barre – Françoise Giroud avrà sempre i gomiti appoggiati larghi sul tavolo e il sorriso tranquillo, come a dichiarare così la sua forza, a dirsi perfettamente a suo agio dietro qualsivoglia scrivania del mondo. Con gli anni non cambierà il taglio dei capelli, e neppure smetterà la sua passione per le camicie, per gli abiti maschili. Solo i gioielli inizieranno a comparire nelle foto, discreti, eleganti, mai sguaiati. “Essere libera, racconterà nella sua autobiografia, è poter fare a meno degli altri”. Essere libera, sembra dire qui, nella foto dei suoi trent’anni, è avere una sigaretta alle labbra e fare a meno di una lampada, farsi bastare un posacenere e sorridere sicura al mondo.

Che poi la libertà di Françoise Giroud si sia rivelata un bluff, è tutto un altro paio di maniche. Questo lo sappiamo noi che oggi conosciamo il suo tentativo di suicidio nel 1960, a quarantaquattro anni, al termine della sua relazione con Servan-Schreiber e costretta a lasciare il suo “L’Express” per non dover sopportare la vista tutti i giorni dell’uomo che ancora ama. Che la libertà vera, la libertà del pensiero, delle azioni, della nostra dignità di esseri umani non abbia nulla a che vedere con la capacità di fare a meno degli altri, ma al contrario si nutra di questo stesso amore, lo avrebbe imparato tardi, oltre la soglia del coma, con un ritorno alla vita imposto a suon di lavande gastriche e con la scrittura di una autobiografia dolorosa, straziata, da poco pubblicata in Italia.

La ragazza della foto, però tutto questo ancora non lo sa. Per il momento fuma, non porta orecchini e ha appena spento la luce della lampada.

 

 

 

Françoise Giroud, giornalista, scrittrice, politica, ha fondato L’Express nel 1953 con Jean-Jacques Servan-Schreiber © LIDO/SIPA

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